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23/06/2009

Le anime gemelle

Occhi scuri di lava solidificata scrutano l'orizzonte oltre la rètina
Entrano nel mio cervello dalla porta principale, non chiedono permesso, siedono sullo scomodo divano dei sentimenti occupandolo interamente

Gli stessi occhi ora celebrano la liturgia sgradevole del dio della solitudine

"Mi piaci sempre, però"
"Non continuare. Evita almeno di essere banale come le altre"
"Lo sai che devo andare via, lo hai sempre saputo"
"Basta dire addio"
"Io e te uniti per sempre. Il veleno della mia anima avvelena la tua"
"Con te sono morto. Lo sono anche senza"
"Per te è tardi. Ma non posso dire addio alla mia stessa anima"
"Vattene. Hai rovinato la festa"
"Resto. La festa è appena iniziata"

Lo spirito della terra ti ruberà l'anima. I consigli non ascoltati dei pellerossa diventano realtà, lei è uno spirito di Gaia

Catatonico, seduto immobile la vedo allontanarsi di qualche metro. Immobile, lo sguardo fisso verso il centro del mio universo che collassa a velocità probabilmente superiori a quelle della luce

Immobile e lei balla

Immobile e lei parla e ride e beve come la sera che si scherzava sul terrazzo

Mi guarda, occhi di lava sorridono senza cattiveria, dispiaciuti del mio dolore e allegri della mia presenza

"Non andartene tu invece. Non lasciarmi un attimo"

Lo stomaco vorrebbe vomitare, il cervello non da il necessario consenso, le gambe si fermano in attesa che il dibattito nel sistema nervoso arrivi a un punto fermo

Immobile, si muove solo il ricordo

Immobile sul terrazzo. Soffro di vertigini, schiacciato sul muro dal terrore mentre lei finge di buttarsi di sotto. Scavalca la balaustra con una gamba, mi guarda e ride divertita

"Mi butto, qualcuno viene a salvarmi? Sono solo 40 piani di salto"

Gli occhi sdraiati sul divano mi staccano dal muro, lo stomaco si blocca, le gambe cedono, le prendo dolcemente il braccio tirandola a me. Un clone di me diventa l'uomo che non sono mai stato prima

"Sei bevuta per caso? Qui è reato suicidarsi, se sopravvivi ti danno la sedia elettrica"

Lei ride, sono fottuto. Chi sei, da dove vieni e quanto tempo passerà prima di volare insieme per 40 piani?

"Italiana. Conosci Napoli? Sono in visita qui perché New York è una piccola Napoli"

Sono fatto peggio di una dose di acidi scadenti e coca tagliata col borotalco. Occhi di lava chiedono un bacio. Ed è pericoloso baciare il caldo sangue del vulcano. Lo spirito della terra che brucia l'anima

Il mio sguardo la abbandona per un istante, torna al terrazzo di quella sera di tante sere fa. Il breve gioco di sguardi dice 1000 parole, i suoi occhi solari si eclissano

"Non voglio buttarmi. Ricordo, è solo un ricordo"

Legge la mia mente e torna a sorridere, a ballare, a bere. E guardarmi mentre il dolore mi paralizza. Si alzano le luci, la musica diventa insopportabilmente brutta

"Accompagnami a casa. Ho solo te"

Automa attivato. Login e password corrette. Automa esegue routine "a casa" Mi parla del suo ritorno, di un paio di stronzi che le hanno chiesto di uscire, di uno sfigato che voleva ubriacarla. Il mio silenzio non la smuove, sa di aver occupato ogni singolo neurone nella mia testa. Arrivàti sulla porta mi bacia come se domani non dovesse arrivare mai

"Domani non esiste, nessun aereo è arrivato dall'Italia e nessun aereo vi tornerà"
Mai conosciuto un'italiana, proprio la più strana dovevo incontrare? Mi ripete la stessa frase tutte le sere. Anche adesso, perché domani non esiste

Un domani imprecisato, la metropolitana destinazione lavoro nell'estate che finisce sulla Subway linea E. La solita solita solita solita sequenza di Lexington-Fifht Avenue-Seventh Avenue... West 4...Spring Av...
Mattina presto e respirare odore di pioggia per continuare l'illusione. Mal di testa strano, torpore imprecisato, la voglia di vedere cose banalmente conosciute come se fosse il primo giorno della Creazione. Forse innamorato della mia anima distante migliaia di kilometri, ho scordato come attraversare spazio e tempo

Salgo al piano del bar torre nord per il solito cappuccio all'italiana e cornetto alla crema modello "Non hanno niente a che fare con quelli di Napoli"
La mattina prevede esilio volontario in sala server al calore delle anime di silicio, il mal di testa potrebbe, deve passare.
Occhi di lava mi manchi, un'ombra scura sulla torre nord piano 93

Napoli, biblioteca di lettere e filosofia dell'università Federico II, piazza Bellini. Occhi scuri di lava solidificata si liberano dalla tenace presa delle parole, strano torpore e la maledetta e strana e urgente voglia di rivedere cose banalmente conosciute come se fosse il primo giorno della Creazione.

Occhi che cercano freneticamente rifugio nell'orologio e si eclissano, improvvisamente. Stabilito il contatto spazio/tempo per il domani che non esiste: sono le 14.46 ora di Napoli, le 8.46 ora di New York nella sala server piano 99 torre nord, capolinea subway E: World Trade Center. Oggi, 11 settembre 2001
18/12/2008

Il mio bar

Sono stato al mio bar, come tutte le sere, ormai da anni.
Il mio bar è bianco, luminoso e frequentato da persone stupende e poi nel mio bar c'è sempre il sole. Fa sempre caldo nel mio bar: anche in pieno inverno è possibile fare un tuffo nel fiume lago che si trova proprio a 100 metri sulla sinistra.
In effetti è un fiume limpido con acque profonde e verdi azzurre ma non scorre: cioè non arriva e non parte, è li da tempo immemore e serve per farci dei bagni e per rilassarsi. Per questo è il fiume lago: vicino al bar finisce di certo, ma nessuno sa da dove inizi.
 
Mi piace molto fare il bagno nel fiume lago.
Ieri stavo per tuffarmi senza pensare che ero ancora vestito. Meno male che c'era lei a fermarmi con la sua dolce forza, come sempre.
 
Il mio bar non ha un nome.
Lo chiamo il bar dei supereroi perché una volta un turista americano vi aveva passato la notte ed era stato punto da un ragno.
Era mattina e stava facendo colazione nell'ultima sala, quella del cubicolo dei topi. Insomma, si chiamava Peter Parker e solo dopo anni si è scoperto essere l'Uomo Ragno. Ogni tanto passa a farsi una birra e parliamo delle sue avventure.
Nel mio bar, i topi sono bianchi e puliscono il pavimento dalle briciole lasciate nelle varie feste ed happy hour. I topi del mio bar sono puliti, socievoli e spesso ti riportano le chiavi che magari hai lasciato su una sedia oppure ti restituiscono le monetine che a volte cadono sotto i frigoriferi dei gelati.
Io vado sempre al bar perché vi ho conosciuto lei. Stiamo insieme da 3 anni eppure non so ancora come si chiami. Nemmeno lei conosce il mio nome, però ci vediamo tutti i giorni dopo il lavoro o anche durante la pausa pranzo e stiamo insieme ore che sembrano minuti.
 
Normalmente non parlo della mia vita privata, ma lei è la cosa più bella che mi sia mai capitata. Mora, capelli lunghi neri con riflessi blu a riccioli fitti fitti e 2 occhi marroni terra di Siena. Veste sempre di bianco. Indossa solo capi d'abbigliamento e accessori bianchi, scarpe comprese.
 
Non è libera. Ha una relazione stabile e mi ha confessato che le piacciono 3 uomini ma non mi dice chi siano. Non dice se io faccio parte della sua lista ma non mi interessa saperlo, così come non mi interessa sapere il suo numero di cellulare e il suo indirizzo di casa: stiamo insieme da 3 anni, tutti i giorni per ore compresi i festivi.
Cosa volere di più?
 
Nel mio bar ci sono dei cubi bianchi pieni di schiuma e noi passiamo molto tempo immmersi nella schiuma tiepida a coccolarci. Ci amiamo forse perché non ce lo siamo mai detto.
Credo che non ci lasceremo mai perché non sappiamo da quanto tempo stiamo insieme.
Abbiamo un futuro perché non abbiamo mai parlato di progetti in comune. E non sappiamo i nostri nomi perché ci basta uno sguardo. Non ci telefoniamo perché sappiamo benissimo a che ora ci vedremo. E ogni giorno l'orario cambia eppure ci troviamo sempre sulla porta del mio bar.
 
Nel mio bar c'è la sala delle candele. Sono tutte candele blu e ci sono due ragazzi indiani che non parlano ma sorridono molto e hanno cura delle candele, giorno e notte. Accendono quelle che si spengono e sostituiscono quelle finite. Io non sono mai riuscito a contare quante siano, forse migliaia eppure sempre tutte accese. E loro sempre discretamente presenti.
Nessuno consuma nella sala delle candele, anche se non è espressamente vietato. Non lo si fa e basta. Nella sala delle candele si prega, si recita e si fa l'amore ma non si beve.
Il mio bar è proprio bello e tutti i miei amici appena possono vengono a bere con me. E con lei.
Che è sempre bellissima e dolce come un bacio alla mattina appena prima di svegliarsi.
 
Abbiamo la nostra canzone, "Slave to Love" di Brian Ferry. Natale scorso ci siamo regalati un Ipod. Io le avevo caricato solo 1 canzone "Slave to love" appunto e lei aveva fatto altrettanto.
Amiamo la musica. Però i nostri Ipod hanno una sola canzone.
 
Nel mio bar passano 3 dinosauri invisibili, colorati e simpatici come se fossero disegnati dai creatori di Madagascar. I 3 dinosauri mi parlano, solo io li vedo e solo io li posso ascoltare. Loro mi dicono sempre la data della fine del mondo e poi camminano goffamente attraversando la sala del biliardo e scompaiono. Diventano invisibili anche a me che sono l'unico a vederli. Però li saluto sempre e loro ricambiano con un sorriso.
Seguono sempre la direzione nord-sud, sempre alla solita ora del tardo pomeriggio.
Credo che vivano nella valle della fine del mondo che si trova a sud rispetto alla fine del fiume lago. Forse sono loro che tengono in vita il fiume lago.
 
E quando lei mi lascia per andare a casa o dal suo uomo ufficiale oppure al lavoro non sento gelosia e non provo solitudine. Siamo atomi in orbita reciproca, quindi non ci lasciamo mai. Io resto al bar a parlare e bere con i miei tanti amici e di solito ci sdraiamo sull'enorme divano di pelle color granata esterno al bar, quello sull'angolo sud ovest.
 
A me piace molto il mio bar
17/10/2008

Lettera mai scritta 1

Ciao Xxxxxa analcolica...

resto sempre sorpreso dalla varietà di argomentazioni
che gli esseri umani sanno trovare su ogni singolo argomento.

Capisco benissimo il tuo punto di vista e sono
pienamente d'accordo sul fatto che la maggior parte delle
persone sfugga il pensiero della morte in quanto spaventoso.
Mi piace l'idea che ogni racconto scritto sia un racconto di morte.
Non chiedermi cosa voglia dire: secondo me è una bella frase
messa lì per fare scena ma che dietro non ha nulla. Tipico
delle discipline psicologiche, tolto il solo behaviorismo.

Ciò detto, non sono sostanzialmente d'accordo con te.
La soluzione alla vita è la morte. Il vivere è la soluzione facile
in quanto è la più conosciuta. Morire è per pochi, per quelli
come me che hanno già visto tutto prima ancora di aprire
gli occhi. La vera banalità è rifiutare la banalità dello status quo
cioè dell'essere vivo.

La vita non ha meriti speciali per essere vissuta o amata: è l'unica
condizione che conosciamo, ci sembra politicamente corretto
viverla, ma non è così. Non lo sarà mai. Prova ne è il fatto che il
lutto viene sempre elaborato come distanza temporanea, siamo
convinti che il defunto non sia tale, ma solo momentaneamente
fuori dalla nostra vista... solo per un po'. Chi muore giace, chi vive
si dà pace... e buonanotte ai suonatori!

Concludo con un piccolo aneddoto della mia solitaria
infanzia, potrebbe spiegare qualcosa. Una notte, nel mio lettino
di bambino non ancora in età scolare, inziai a piangere a dirotto.
Avevo una paura fottuta perché avevo sognato o forse solo
immaginato il funerale di mio nonno paterno. In teoria, io avevo 2
anni quando morì quindi non poteva essere un pensiero concreto e
razionale. Forse solo un eco ancestrale.

Casualmente, c'era in camera mia nonna che aveva appena messo
a letto mio fratello e si accorse che stavo piangendo. Che io possa
ricordare, è stato l'unico momento della mia infanzia nel quale
qualcuno abbia preso a cuore i miei stati d'animo. Anyway ricordo
benissimo le mie parole. Dissi che piangevo perché avevo paura
della morte e raccontai il mio sogno alla nonna (tra l'altro
diretta interessata in quanto vedova del nonno defunto)

Non ricordo la sua risposta. So per certo che da quel momento non ho
più avuto paura della morte e anzi ho iniziato a cercarla come se fosse
un'amica, una persona comprensiva alla quale rivolgersi, un rifugio.
Forse per questo non ho mai imparato a vivere

22/11/2007

Dialogo 16002

Cosa pensi, chiamerà?

No. Non credo proprio. Sono stato troppo stupido a crederlo

Perché stupido? Magari non ha potuto...sai com'è la sua situazione

Strano... nessuna donna riesce a fare nulla quando si tratta di me. Nessuna...mai...

Sempre tragico. Sei pieno di donne, ne conosci di nuove ogni settimana, cheCazzo ti lamenti?

Non ne voglio 1000, ne vorrei solo una... ma che mi volesse bene davvero, una volta tanto

Adesso dimmi che nessuna ti ha mai amato... ma smettila di dire stronzate!

In effetti no. Ho avuto molte storie, ma in fin dei conti solo 2 relazioni. Non so se capisci...

Infatti non capisco sta sottigliezza, sei proprio un filosofo diMerda. Smettila di giocare con le parole, una volta tanto... spiegami

OhCristo, non è difficile! Lo dice la parola stessa: UNA RELAZIONE = DUE PERSONE che si cercano e interagiscono.  Quindi ho avuto solo DUE relazioni, le altre sono state storie praticamente inutili, ero solo... accompagnato... come farsi una sega avendo qualcuno di fianco che pensa aiCazzi suoi. Ci sei adesso?

Hai ma pensato di fare il diplomatico? Mi piacciono i tuoi giri di parole sai? Comunque ho capito, non ti scaldare. Ma la tua ultima storia o meglio, relazione come dici tu, quando sarebbe stata?

Ormai è finita più di 10 anni fa,  cosa te ne frega? Tanto la conosci laStronza, no?

Ma sei ancora fermo a quella? E quindi quando sarebbe stata la tua prima relazione?

Lo hai detto: la prima, il famoso primo amore che non si scorda mai

Non ho il coraggio di chiederti quando, a questo punto...

Era al tempo nel quale non esistevano i CD, i personal computer costavano 10 milioni di lire e internet aveva 10 utenti universitari nascosti in qualche cantina in Usa

Ma scusa: con la tua situazione, cosa ti ha fatto credere che questa invece ti avrebbe chiamato?

Solo la mia stupidità. Stupidità e voglia di avere qualcosa di bello da coccolare

Da parte tua si...ma da parte sua?

Come sempre, ho sbagliato nel giudicare la situazione: per lei sono stato solo un intervallo breve e divertente, ma lei non ha avuto il coraggio di ammetterlo. E io non avrei dovuto cercarla; comunque lo sai che abita lontano

Ma perché no? In fin dei conti, lei ti ha detto di chiamarla quando vuoi. Ti ha solo detto che questa settimana chiamava lei, magari per non farti spendere troppo, cheCazzo ne so!

E bravo pirla anche tu! Ma era solo una frase fatta, come se ne dicono tante oggi... Sono comunque troppo brutto per lei, troppo inguardabile... Mi sarei vergognato per lei, se mai ci fossimo messi insieme!

Ah... ecco il punto: volevi avere una relazione!

In effetti no... volevo solo avere l'illusione della relazione... ormai mi accontento delle briciole...

Cosa pensi... chiamerà?

(...ma cheCazzo ne so? Non mi ci far pensare...)

14/06/2007

Alessandra

Solita strada, solito pomeriggio inoltrato, solita inutile vita da inutile impiegato che combatte quotidianamente con la propria, inevitabile paranoia e le inevitabili code sulla tangenziale, sulla statale, sulla provinciale, sulla via Emilia...

Cristo! La via Emilia, bloccata davanti allo svincolo di Stradella! Non sopporto la coda a casa mia: non accetto i mercanti nel tempio, sebbene sotto forma di banale traffico automobilistico! Siamo nel il mio santuario, le mie colline sono il bunker sotto il Reichstag, il mio rifugio incontaminato, l'isola di Utopia, la fortezza mentale dove tutta la banale quotidianità deve rimanere esterna, estranea e dimenticata!

Istintivamente esco sulla sinistra, in direzione Broni dove la strada è deserta: allungo di qualche chilometro e visualizzo mentalmente la strada: Broni centro, Canneto, Castana, Montescano e svallamento in Valle Versa alla rotonda del nuovo stabilimento delle cantine La Versa, spostato più a valle per motivi di marketing.

L'effimera magia dei temporali estivi, per quanto sensorialmente labile, diventa mentalmente potente se rafforzata dalla corretta colonna sonora. Broni centro, svolta a sinistra verso Canneto. Sono davanti a casa sua e inizia a piovere. Esattamente nella curva a destra che costeggia il condominio inizia "Every me, every you" dei Placebo, inizia la salita verso Canneto, inizia un piccolo e tutto sommato innocuo e sommesso pianto. Ma sorrido: come se piovesse con il sole. E lei è seduta al mio fianco. Come se 24 anni non fossero mai passati.

Alessandra. Lo stesso carattere agro-dolce, gli stessi occhi grigio-verdi che contrastano con i capelli castano scuri e risaltano sulla pelle chiara del viso. Il taglio dei capelli è sempre corto: la sfacciata bellezza regolare del suo viso lo permette e quasi lo impone.

Lo stesso naso alla francese, non prodotto da cliniche plastiche e le stesse labbra insolenti, che sanno ferire con poche, pesanti parole e guarire con baci di tenerezza inaspettata. La pioggia aumenta, ma abbiamo tante cose da dirci, come è sempre stato. La strada si inerpica verso Castana, abbiamo appena lasciato Canneto e l'asfalto diventa un torrente in piena. Lo so, non ti fidi di come guido, ma ormai conosco benissimo queste strade e questi tornanti. Non sono più il figlio fedele della pianura che hai conosciuto.

Le nuvole basse velano completamente il sottostante panorama. La pianura, un tavolo da biliardo altrettanto liscio e verde, interrotto da est a ovest dalla linea azzurra del Po e punteggiato verso nord dalle tante città: Pavia, e poi Milano, e poi le Prealpi e sulla sinistra il massiccio del Monte Rosa. Come 24 anni fa. Ma in questo momento, il mio mondo è grande quanto il sedile alla mia destra.

Ora puoi stringermi la mano: ho imparato a cambiare con la sinistra.

Ora posso dirti che ti voglio bene senza che tu mi chieda di dirtelo.

Ora sono in grado di fissarti negli occhi senza perdere di vista la strada.

Ora posso parlare liberamente dei sentimenti che provo per te, perché mi hai insegnato che non è una vergogna esternare i proprio sentimenti. Una donna mi ha insegnato a diventare uomo.

E quanti sogni. Quante volte ci siamo ritrovati nello stesso sogno e il giorno dopo lo abbiamo proseguito?

E quanti discorsi senza parlare. Con te e solo con te ho provato concretamente che la telepatia esiste.

La strada inizia a scendere, la pioggia è sempre battente e la strada deserta. Come quella domenica pomeriggio, scendendo da Montebruciato. Guidavi tu, sicura e decisa come sempre e non avevi neppure il foglio rosa: anzi, non eri neppure maggiorenne e io avevo la patente da circa 1 anno. Si parla del lavoro al ristorante, della tua prossima partita di basket, del fatto che prima o poi dovrò andare a militare.

Abbiamo passato l'incrocio per Monte Veneroso, si scende dolcemente verso sinistra e si prosegue sul falsopiano che costeggia il centro medico di riabilitazione. Ricordi ancora che siamo venuti a trovare mio padre: fuma troppo e rischia l'amputazione della gamba. Si, ha smesso solo da 3 anni in netto ritardo e con la gamba intera, ma senza il piede sinistro. Quello è il suo tributo alla causa persa della nicotina.

Siamo ormai in fondo valle, ultima curva lenta e ampia sulla destra. La pioggia si interrompe quasi improvvisamente, proprio mentre la traccia audio finisce.

E il sedile alla mia destra ora è vuoto.

Sei tornata dai tuoi 3 figli. Il primo si chiama Marco, è maggiorenne e gioca a basket; non ho mai saputo se il mio nome possa aver influito la tua scelta. Sei tornata dal tuo ultimo convivente. Sei di nuovo nel tuo negozio di vestiti griffati.

Sono solo, e forse lo sono stato per tutti questi ultimi 24 anni. Sono venuto ad abitare qui, su queste colline che hanno visto l'inizio della mia vita, per un motivo ben preciso. Vorrei che la mia vita finisse dove è iniziata, per una semplice questione di simmetria esistenziale. A ben pensarci, inizio e fine sono solo punti contigui sul cerchio eternamente uguale della vita.

30/01/2007

Discesa nel buio: puntata 43

Poche erano le date interessanti nella mia scarna agenda e oggi era uno di quei giorni... Invece, grazie alla banalità e ipocrisia di alcune persone che mi circondano, odio anche la data del mio compleanno.

I bilanci servono per decidere cosa lasciarsi alle spalle e cosa portare nella corsa inesorabile verso la fine del pozzo, nel buio assoluto del niente. Il 2006 è stato un anno da cancellare, dove l'unica soddisfazione è stata la moto. Il 2007 è iniziato nel peggiore dei modi, proprio per questo mi sono imposto un mantra da ripetere ossessivamente: NIENTE E NESSUNO MAI PIù.

Il mio bilancio dice che rimarrò solo, la fatidica "Donna della mia vita" non è mai apparsa, ma questo non sarebbe il problema più grave. Per le esigenze sessuali esistono le prostitute, per le cose serie gli amici....

Ma chi sono gli amici? Quelli che non vedi quasi mai, che però sanno esattamente come sei... Quelli che vedi sempre e ti chiedono mille volte le stesse cose perché quando parli non ti ascoltano?

Ma parliamo del piccolo macrocosmo che è messenger: sono forse amici coloro che ti bloccano e sbloccano come se niente fosse? Che motivi avrebbero, dato che io non sono esattamente una persona invadente?

Non è bello chiedere regali, ma vorrei che queste persone avessero un minimo di palle (almeno per una volta nella loro vita) per cancellarmi dai loro contatti: io farò lo stesso con i loro indirizzi e cellulari... mi sono rotto di preoccuparmi di persone che mi trattano da imbecille e si nascondono dietro a mille scuse. Questo sarebbe un bel regalo!

Bel modo di festeggiare il compleanno... del resto, sono le conseguenze della Malattia. La Malattia che mi tiene per dei fine settimana interi in stato catatonico senza bere e mangiare, sdraiato sul divano a fissare il vuoto e che nessuno vuole riconoscermi... La Malattia che ora mi fa odiare anche la data del mio compleanno. La Malattia, che come unica eredità lascia un grande odio, prima di tutto verso me stesso e la mia inutile stupidità di vivere.

Inizio una nuova vita nel mio Universo Tangente, dal quale uscirò sempre più raramente.

Percorro con calma i gradini che portano al fondo del pozzo, dove incontrerò tutti i miei fantasmi e con i quali lotterò perché non vedano mai la luce.

Proteggo l'umanità, anche coloro che mi hanno ferito e continuano a farlo, perché le mie ferite sono troppo dolorose per essere curate...

e posso farlo perché sono Donnie Darko...

09/10/2006

History of J

La natura, o meglio il processo evolutivo degli esseri viventi, porta alcuni organismi a svolgere compiti specifici e alcune specie animali a primeggiare in determinati ambienti, ma le condanna a essere lente e impacciate in altri.
 
J è un essere umano con una singolare capacità: conosce solo l'infelicità. Non era nato così: come tanti bambini giocava e rideva e credeva che la vita avesse un senso superiore e nascosto, da scoprire giorno per giorno. Come succede nelle peggiori favole, J incontrò delle persone e assistette a eventi che intaccarono le sue convinzioni, spegnendo il suo sorriso e la fiducia nel prossimo fino ad allora, incondizionati. Crescendo, J si accorse di aver appreso molte cose, ma invece di imparare ad amare, aveva imparato a riconoscere l'infelicità ovunque essa si nascondesse.
 
Quando ammirava un'opera d'arte, andava subito a trovare la breccia nel muro, o la scheggia nel marmo. Quando ammirava una donna affascinante, andava subito a notare la minuscola smagliatura nelle calze o la piccola ruga nascosta o la piccola imperfezione nei piedi, dei quali J era adoratore. Ogni cosa vedesse perdeva x lui bellezza, ogni persona conosciuta rivelava le sue miserie e debolezze. J cercava nelle altre persone la guida che non aveva trovato da bambino, ma è un dato di fatto che nessuno è perfetto, quindi J rimase a crescere solo, allevato e istruito da sè stesso e dal caso.
 
J iniziò a vivere da solo perché quella era la sua normale condizione e ogni sera, prima di coricarsi, pregava. Ma la sua era una religione speciale: infatti prima di dormire, pregava la Morte di portarlo con sè nel sonno, sperando di non rivedere la luce del mattino successivo. Tutti i risvegli erano per lui un'enorme delusione, ma tanto pregò e implorò che la Nera Signora, mossa a compassione, decise di esaudirlo.
 
Una notte d'estate, chiara calma e decisamente gradevole, la Morte andò a trovare J e lo trovò seduto sul bordo del letto, chiaramente illuminato dalla luna, con lo sguardo intento verso orizzonti troppo lontani per lui. E la Morte, bellissima signora dai lunghi capelli neri mossi, lei si perfetta, lo guardò dai suoi occhi verdi ghiaccio ed ebbè pietà di lui.
Se lo avesse preso con sè, avrebbe fatto passare a J l'unico momento felice della sua vita, ma come ho detto, J conosceva solo l'infelicità e così successe anche quella notte...
 
28/09/2006

La verità di Cristina Esse

1 saluto a tutti gli amici/che e nemici/che della grande famiglia MSN...
Sera 15579: in un impeto di vita, ho avuto la brillante intuizione di recarmi in un luogo poco frequentato da Geometri per fare 1 cosa che non facevo da secoli. Per 1 sera, non ero solo come mia ormai stabilita e forzata consuetudine ma in lieta compagnia della mia vera figlia Sugar Ray (quella reale, non Avalon, anima di alluminio e materiale composito) e Mad Murder (meglio conosciuto con il nome di Dottor Delitto) per un evento musicale poco consono al delicato orecchio dei + (quindi figuratevi alle orecchie di 1 Geometra)
 
La cosa ha fatto inorridire il Manga che però mi ha rivelato, consultando la sua sfera di plexiglass, che Milano si sta risvegliando. Per ora, mi sono limitato ad ascoltare la verità di Cristina...
 
...e vorrei tanto che qualcuno ascoltasse anche la mia...
 
 
16/06/2006

Why be here?

Carissimi tutti...
da tempo mi gira per la testa una domanda oziosa, ma è necessaria una piccola prefazione... Le persone mi sfuggono. Intendo fisicamente. A parte i miei colleghi, che sono obbligati a frequentarmi per ovvi motivi, coloro che invece non lo sono mi sfuggono. Letteralmente.
 
La cosa non mi preoccupa e non mi sorprende, a dire il vero. Non sono una gran bellezza, per essere simpatico devo calarmi almeno 3 margaritas a sera e poi sono sempre più vecchio, appassisco giorno per giorno e velocemente. Il mio complesso di Peter Pan sta cedendo il posto alla rassegnazione totale, ma a dire il vero non è mio obiettivo annoiarvi con la mia anamnesi psicologica attuale.
 
La domanda è: dato che gli unici rapporti rimastimi avvengono prevalentemente via cellulare (al 90% sms) oppure via chat o mail, visto e considerato che mi viene più volte ribadito che "Basta il pensiero", prendendo atto che in pochi mesi ho dovuto abbandonare mio malgrado 3 persone che amavo (e che forse tutt'ora amo) mi chiedevo che senso ha rimanere in vita?
 
La scelta è dettata dalla pura logica: se devo vivere solamente nel ricordo o nel pensiero, tanto vale continuare una inutile vita fisica. A ogni buon conto, le persone che mi vogliono bene non cambieranno atteggiamento: mi pensano ora, credo andranno avanti a pensarmi anche dopo. Coloro che invece mi ignorano ora, andranno avanti a ignorarmi. Io cosa ci guadagno? La smetto di illudermi e di tirare avanti in modo sempre più faticoso avendo come obiettivo il suicidio giornaliero a colpi di superalcolici... Mi sembra un'ottima scelta. Data l'enorme fatica che faccio attualmente, spero arrivi il giorno nel quale non mi alzerò più dal mio letto: almeno questa scelta dipende esclusivamente dalla mia volontà.
13/04/2006

Nulla da ricordare...oggi no

Strana la vita. Ciò che mi rendeva euforico ieri, mi ha reso triste oggi.
Ciò che mi sembrava bello, adesso si mostra in tutto il suo orrore.
Ogni minuto, ogni ora, ogni secondo passato rappresentano un minuto, un'ora, un secondo in meno da vivere. Perdo istanti di vita continuamente e oggi ho perso un pezzo di vita importante. E ritenevo di essere importante a mia volta, ma questa persona ha voluto uscire dalla mia vita. Non ha saputo o voluto capirmi, forse io non ho voluto o saputo capire. Mi mancherà, non mi sento più di andare avanti, perdere altre amicizie, perdere altri pezzi: finita la vita, finite le perdite, la decisione è presa, la data incerta.
Avrò ancora giorni di euforia, avrò ancora giorni di depressione, sarò io a decidere quando fermare i miei giorni. Non sono un frate indovino, non conosco il quando, ho solo deciso il come.
L'autore ha intuito come concludere la storia, prima o poi scriverà  la parola fine.
12/04/2006

20060412

Oggi sarà una data da ricordare. Volendo a tutti i costi dare un titolo alla rappresentazione di oggi, sarebbe una commedia brillante dal titolo "Never Say Never". La storia? Il classico intreccio composto da un uomo, una donna, una storia impossibile da iniziare, ma soprattutto impossibile da finire e sullo sfondo le convenzioni sociali, le cose da fare e da non dire, le cose dette come mezze verità e le cose taciute in quanto ampiamente palesi...
Amore? Non posso credere nell'amore, almeno da quando ho scoperto che la persona che ho amato più di ogni altra ha usato le mie lacrime per pulire il suo cesso sporco di escrementi e le mie speranze per pulirsi dallo sperma della persona che ha preso il mio posto.
Ora che lo spettacolo è iniziato, siete pregati di stare in silenzio: i dialoghi saranno molto interessanti, i personaggi incontreranno situazioni facili, difficili e imbarazzanti, ma soprattutto: la fine è sconosciuta anche all'autore!